| Occhi verdi di bottiglia |

Viterbo, giovedì 26 giugno 2014
V tappa: Vetralla-Viterbo, 19 km

Occhi verdi di bottiglia,
corri forte che nessuno ti piglia
tu e la tua montagna bianca come vela
che nel sole d’ agosto si staglia
e che il vento di ottobre intaglia.

Piccola bocca per baciare,
piangiforte non ti resta che fare
se non amare il tuo cuore di borbone
e la mia faccia da fesso liberale
la mia faccia che credi di liberare

Da trent’anni spesi male,
speso il tempo a raccontare
che é questione di contingenze
ma poi tendono al casuale
E allora fuggi via con sta gentaccia
da poesia, da vino bevuto in piedi
un’alba al parco, un cristo,
un amen e un così sia.

E c’é chi cammina per amore, sì, perché non dirlo.
Ora ti voglio dire, c’é chi uccide per rubare, e c’è chi uccide per amore, il
cacciatore uccide sempre per giocare…
Intanto le gabole vengono fuori prima o poi. Meglio togliersi il dente.
Per dimenticare, ovvio, che discorso. E per necessità.
Per mettere km, distanza fisica, tangibile fra il proprio naso e i suoi ricci,
fra la mia bocca e gli occhi verdi capaci di ridere anche con tutto il resto
intorno incazzato.
Per allontanarmi da un cuore che non é cattivo ma proprio non mi vuole così per
quello che sono, poca roba si sa. Goffo grumo di difetti con le zampe, il
cappello e il bastone in direzione Pirenei.
Temo sia la cosa più antica della terra. E dicono di godersela che ti fa
comunque sentire vivo. Sarà, ma te lo dicono quando non ci sono dentro fino al
collo.
E allora penso a mio padre che mai ha dato consigli non richiesti, soprattutto
sui fatti della vita, se non un paio di volte nella nostra. Grande pregio da
uomo gentile e intelligente. E una è questa. E la condivido con chi patisce di
sospiri spezzati.
“Lascia stare, non cercare di capire le donne…” disse a un me
brufoloso di vent’anni fa chiudendo distrattamente la porta del garage “
…sono perfette così come sono. Punto. E poi non ci sono riusciti i filosofi e
i poeti, credi forse ci riusciremo noi?”
La cosa ha un senso in effetti. Potrà sembrare sempliciotto magari, ma pacifica
e già consola.
E poi “Devi prenderle esattamente così come sono, con i loro meravigliosi
pregi e i loro meravigliosi difetti”.
Quindi: ad amare i pregi siamo buoni tutti, ma l’amore sta nell’amare i
difetti.
Ecco, a pensarci, credo di essere stato in grado di farlo, o almeno ci ho
provato con tutto me stesso, fin dove ho potuto. Dopo ci sono la sopravvivenza
e la tutela. Ma sarò ancora in grado di farlo? Saremo ancora in grado? Al
momento deserto e cespugli a rotolare, armonica a bocca, dissolvenza al nero,
ma sorrido, che devo fare?
Ci penserò su, che intanto tempo ne ho e km da mettere di mezzo pure.